Filippo Candio si apre e si espone. Il giocatore sardo è stato intervistato durante la sua apparizione alla tappa PokerStars Open di Campione d’Italia. Ai microfoni di Assopoker, ha svelato in primis le sue difficoltà nel restare al tavolo per tanto, se non troppo tempo: “Devo capire quanto riesco a reggere il ritmo, per me è molto complicato restare a giocare 12 ore di fila. Anche perché certi field sono molto tosti. Non capisco chi parla di field morbido, non ho poi visto tanta dead money. Non c’è una via intermedia rispetto a field che sono decisamente più duri“.
Si parla poi degli esponenti italiani della cosiddetta “nuova generazione”. Tutti players che riescono anche a ottenere risultati di spicco a livello internazionale, e anche con una certa continuità. Filippo Candio, a loro, rivolge anche un suggerimento: “I ragazzi sono preparati, sicuramente più di quanto lo eravamo noi alla loro età. Sono destinati a vincere tanti soldi. Il mio augurio è che rimangano umili, anche perché non sono ancora così forti da poter battere situazioni che ho affrontato io in passato“.
Un nuovo Filippo Candio
Durante l’intervista, Filippo Candio ha parlato della sua evoluzione come giocatore. Il finalista del Main Event WSOP del 2010 ha fatto capire di non essersi limitato al gioco. C’è tanto studio e tanta applicazione nel ‘nuovo Filippo’: “Io ho giocato poco e ho studiato tanto negli ultimi anni. Mi sono appassionato a GTO e solver, ho una matematica superiore rispetto a 10 anni fa. Penso di essere migliorato tantissimo, commetto ancora degli errori marginali perché penso troppo poco. Ho degli automatismi di gioco che ho anche studiato giocando online, ma dovrei ancora macinare un po’ di gioco. Faccio ancora errori che mi porto dalla mia vita pokeristica precedente. Se chiuderò il cerchio potrei essere competitivo a livello internazionale“.
Infine Filippo Candio prova a tracciare una netta differenza tra la sua generazione e quelle successive. C’è un vantaggio al giorno d’oggi, che riguarda la regolamentazione attorno al poker: “La nuova generazione affronta il poker come un lavoro, sotto questo aspetto sono migliori di noi. Ai tempi non c’erano delle regole tali da poter comprendere se stavamo facendo o meno una cosa oggi. Ancora oggi non è una cosa risolta, ci sono ancora diversi errori. Per questo motivo la matematica non mente, ma ha sempre bisogno di evolversi“.






