Internet of Things e Blockchain al servizio della sanità: uno studio apre nuove scenari

Internet of Things

Cosa c’entrano Internet of Things e blockchain con la sanità? L’immaginario collettivo suggerirebbe: ben poco. La prima è infatti una tecnologia associata principalmente alla domotica e tutt’al più all’industria. La seconda è una tecnologia associata alla finanza e in particolar modo alle criptovalute.

In realtà, Internet of Things e blockchain sono spendibili in campo sanitario. Anzi, potrebbero presto rivoluzionare il modo in cui gli individui accedono alle cure, seguono le terapie, si approcciano al personale medico.

E’ quanto emerge da uno studio dell’Università di Daka, pubblicato di recente su Nature. Uno studio che non si limita a ipotizzare le applicazioni di queste tecnologie ma offre indicazioni per l’elaborazione di un sistema volto a integrarle nel panorama sanitario.

Blockchain e Internet of Things, nuove risorse per la sanità?

Benché lo studio sia stato realizzato dai ricercatori dell’Università di Daka, fa riferimento al sistema sanitario americano. Parte dei problemi che lo affliggono e cerca soluzioni nell’integrazione dell’Internet of Things e della blockchain.

I problemi affrontati sono due, uno più concreto e l’altro un po’ più astratto, o che – per meglio dire – sortisce i suoi effetti nel medio lungo termine. Stiamo parlando della frammentazione e della privacy.

Rispetto ad altri paesi occidentali, gli Stati Uniti non sono dotati di un sistema sanitario pubblico forte e centralizzato. I servizi sono somministrati con il meccanismo delle polizze, con le compagnie che indirizzano i clienti vero questa o quella clinica, un po’ come le compagnie assicurative per la RC Auto indirizzano verso questa o quell’officina. La qualità delle cliniche statunitense è generalmente molto alta, forse più alta degli istituti operanti in regime di sanità totalmente pubblica, ma non è questo il punto.

Il punto è che nel passaggio da una clinica all’altra, da un istituto all’altro, si corre il rischio di perdere pezzi fondamentale della storia clinica dei pazienti, con tutti i rischi che ciò comporta dal punto di vista sanitario. Gli specialisti devono interloquire, e per farlo devono accedere ai dati, alle cartelle, allo storico degli esami realizzati e delle terapie sostenute. Un’operazione che, spesso, si rivela complessa e lunga. 

Il secondo problema, quello della privacy, è direttamente connesso al primo. Infatti, consiste nella protezione dei dati in corso di trasmissione. Se questa avviene con metodi “grezzi”, alla stregua di un passaggio di file tra privati, le garanzie di sicurezza potrebbero scarseggiare.

Ebbene, secondo lo studio dei ricercatori dell’Università di Daka, l’integrazione dell’Internet of Things e della blockchain riuscirebbe a risolvere queste problematiche alla radice. Come? Scopriamo nel prossimo paragrafo.

Cosa dice lo studio

Lo studio ipotizza un uso integrato delle due tecnologie. L’Internet of Things fornirebbe un infrastruttura di base per l’erogazione delle comunicazioni clinica-paziente e medico-paziente. Inoltre, sosterrebbe gli specialisti nelle diagnosi e nella scelta delle terapie. L’eco dell’intelligenza artificiale si sente forte e chiaro, benché questa tecnologia non venga trattata esplicitamente nello studio.

Analogamente, la blockchain garantirebbe una infrastruttura sicura per archiviare e proteggere i dati, che non sarebbero più soggetti al rischio violazione. Insomma, grazie all’Internet of Things e alla blockchain, i sistemi sanitari “misti” come quello Statunitense godrebbero di una riduzione della frammentazione, di una linearità paragonabile a quella dei sistemi sanitari pubblici, di garanzie di sicurezza per i dati più sensibili.

I ricercatori dell’Università di Daka però si sono spinti oltre, fino a elaborare una sorta di modello. Si legge infatti nella conclusione dello studio:

“La rete SDN BSN, lo smartphone, l’orientamento al paziente, la blockchain e l’interfaccia del fornitore di servizi sanitari costituiscono il framework. Abbiamo analizzato diversi meccanismi per l’archiviazione e l’accesso alle cartelle cliniche dei pazienti, considerando sia i documenti riservati/privati ​​che quelli pubblici. Nel modello proposto, utilizziamo Hyperledger Fabric Network, che fornisce la corretta manutenzione dei dati medici privati ​​e pubblici. 

[…]

Qui abbiamo implementato una rete Fabric Hyper-ledger e, utilizzando questa funzionalità, l’unità sanitaria sarà in grado di mantenere facilmente la propria politica aziendale in un modo unico. Secondo l’architettura suggerita, nel prossimo futuro svilupperemo un’applicazione mobile che può semplicemente adattare questo modello e modificare il processo del contratto intelligente, consentendo ai clienti delle reti IoMT di accedere comodamente ai servizi.

Le applicazioni per il sistema sanitario italiano

A questo punto, una domanda sorge spontanea. Le soluzioni proposte dallo studio sono applicabili al sistema sanitario italiano e più in genere ai sistemi all’europea? La risposta è… Nì. I problemi di frammentazione e di sicurezza sono meno sentiti dalle nostre parti, proprio perché i servizi sono unificati.

Tuttavia, va rilevato il ricorso crescente alla sanità privata. Anche in Italia, insomma, si fa verso un sistema misto. Ecco dunque che si potrebbe aprire, anche per l’italia, uno scenario compatibile con l’applicazione delle tecnologie Internet of Things e Blockchain. Esse potrebbero intervenire per garantire omogeneità nei servizi della sanità privata e agevolare (mettendo in sicurezza) le comunicazioni tra quest’ultima e la sanità pubblica.