La blockchain sbarca nell’industria agroalimentare: il progetto ANTEA

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Industria agroalimentare e blockchain

La blockchain al servizio dell’industria agroalimentare e nello specifico dell’industria agroalimentare Made in Italy. E’ questo il principio che sta alla base del progetto ANTEA, che punta a utilizzare la blockchain per migliorare il contesto produttivo, per superare i limiti di ambiente ancora troppo soggetto alle contraffazioni.

Ne parliamo qui, introducendo il progetto ANTEA per poi rimandare a un evento che si terrà tra pochi giorni. In chiusura, rifletteremo sull’importanza che la blockchain sta acquistando non solo per le attività speculative, ma anche per le attività produttive e più in generale per la coesione economico.

In cosa consiste il progetto ANTEA

Iniziamo col dire che il progetto ANTEA non è solo ben avviato, ma anche supportato adeguatamente da enti, istituzioni e gruppi di interesse. Dunque, non stupisce la capacità di attrarre finanziamenti e anche di generare un certo clamore, di ottenere la visibilità mediatica che merita.

Capofila del progetto vi è il Movimento Difesa del Cittadino, che per l’occasione opera in partnership con il Codacons, ProgEU – Istituto per lo Sviluppo, AIAB – Associazione Italiana Agricoltura Biologica.

Ma in che cosa consiste il progetto ANTEA? In sé l’idea è semplice ma geniale: sfruttare le potenzialità della blockchain per garantire ai prodotti un tracciamento adeguato.

La blockchain, per dirla in breve, è una tecnologia che consente di aggiungere informazioni immodificabili, in quanto “ospitate” (ma non condivise) da tutti gli elementi del sistema.

Ecco che l’applicazione della blockchain in termini di tracciabilità dei prodotti appare chiara: trasformare ogni movimento nella filiera in una informazione, rendere questa informazione sostanzialmente inattaccabile, consentire agli operatori di risalire al percorso che un dato alimento ha effettuato.

In questo modo, la risposta alle attività di contraffazione diventa tempestiva ed efficace. Al netto delle dinamiche di deterrenza che, in presenza di un metodo infallibile per individuare e punire i trasgressori, farebbero metà del lavoro.

Il progetto ANTEA è comunque molto articolato e va oltre la blockchain. Punta infatti a sensibilizzare sul tema della contraffazione, fornire agli attori del mercato agricolo un background di conoscenze non solo tecniche, ma anche organizzative, normative e legali, tali da impedire da un lato la commissione di illeciti in buona fede, e dall’altro permettere di difendersi dai tentativi portati da altri.

Appuntamento al 22 gennaio

Il progetto ANTEA è attivo dal 2017, dunque è giunto già alla fase operativa. I responsabili si stanno muovendo con prudenza, in modo da valutare in maniera efficace le soluzioni che la tecnologia blockchain mette a disposizione e porre le basi per la creazione di un’infrastruttura solida.

Di tanto in tanto, però, partecipano a convegni per spiegare i progressi e per sensibilizzare sul rapporto tra tracciabilità, industria agroalimentare e blockchain. Prossimamente si terrà uno di questi convegni, che si preannuncia particolarmente ricco per il tenore dei dibattiti e la presenza di esponenti illustri del mondo economico, accademico, scientifico.

L’appuntamento è al 22 gennaio 2024, alla Sala Conferenze “Teresina Degan” della Bibloteca Civica di Pordenone. L’evento è organizzato dal Movimento Difesa del Cittadino e prende il nome di “Sicurezza, qualità e tutela dei prodotti tipici nella filiera agroalimentare: la tecnologia blockchain”.

Il convegno verterà sui progressi del progetto, farà il punto sul ruolo che la blockchain gioca per la tracciabilità alimentare, affronterà il tema della valorizzazione delle filiere locali.

Perché il progetto ANTEA è interessante

Il progetto ANTEA è interessante per almeno tre motivi. In primo luogo, perché promette di risolvere definitivamente un problema annoso, ovvero la contraffazione alimentare, che sfrutta le difficoltà a tracciare correttamente i prodotti. Un problema molto grave, in quanto danneggia direttamente le imprese italiane e svaluta il patrimonio del Made in Italy. 

In secondo luogo, il progetto ANTEA dimostra una verità che gli appassionati e gli esperti conoscono, ma che non riesce a diffondersi nel grande pubblico: la blockchain non è solo Bitcoin. Non è solo uno strumento per la finanza speculativa. Anzi, trova la sua applicazione più nobile nell’ottimizzazione delle attività economiche.

Infine, il progetto ANTEA, come tanti altri progetti che integrano la tecnologia blokchain nell’economia reale, contribuisce a sensibilizzare sul tema. Aggiunge un tassello importante all’emersione della blockchain come tecnologia nobile, utile, anzi in grado di risolvere problemi che sembravano condannati alla reiterazione, se non al peggioramento progressivo e ineluttabile.