Quanti italiani possiedono criptovalute? Ecco i numeri

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Quanti italiani detengono criptovalute? Rispondere significa avere un’idea perlomeno generale dell’interesse degli italiani per questi asset. Non è una questione di poco conto, se si considerano le peculiarità del nostro paese, dal punto di vista sociale e soprattutto demografico, nonché in termini di comportamenti “economici”, di gestione del denaro.

A rispondere a queste e ad altre domande è stato l’Osservatorio Blockchain e Web3 della School of Management del Politecnico di Milano, che ha presentato i risultati di oltre un anno di studio al convegno tenutosi il 19 gennaio al campus Durando del capoluogo lombardo. Ne parliamo qui.

L’interesse degli italiani per le criptovalute

A sorpresa, l’interesse degli italiani per le criptovalute si è rivelato molto alto. D’altronde, i numeri non mentono. Quelli dell’Osservatorio suggeriscono che sono oltre 3,6 milioni gli italiani che detengono criptovalute di ogni tipo, dal Bitcoin all’Ethereum, da Litecoin alle altcoin più esotiche.

Un dato impressionante, in quanto corrisponde al 6% della popolazione. Popolazione che, è bene ricordarlo soprattutto in questo contesto, vede una predominanza delle fasce d’età più anziane.

L’Osservatorio non si è fermato a questo dato e ha indagato le modalità con cui questo interesse si è manifestato. Ovvero, ha analizzato le tendenze di acquisto e di gestione. Ha scoperto, in estrema sintesi, che oltre il 33% degli italiani che hanno acquistato criptovalute lo hanno fatto sugli Exchange, ovvero piattaforme più o meno regolamentate dove è possibile scambiare euro, dollari o altra valuta normale con criptovalute. Solo il 17%, invece, si è prodigati negli acquisti diretti.

Per quanto concerne la gestione, o per meglio dire la detenzione, il 37% di coloro che possiedono criptovalute le conserva nei wallet messi a disposizione dai suddetti Exchange. Il 36% utilizza wallet digitali, mentre il 17% utilizza wallet hardware, ovvero installati su supporti fisici (es. chiavette).

Una riflessione sul rapporto tra criptovalute e Italia

Come già precisato, i numeri sono importanti e superiori alle attese. Per giunta, vanno considerati al netto delle novità delle ultime settimane, in quanto si riferiscono al 2023. Le novità in questione riguardano principalmente l’approvazione degli ETF sui Bitcoin, che certamente spingerà tanti investitori a entrare nel mercato delle criptovalute.

A incidere sul dato riportato dall’Osservatorio, sarà certamente stata l’incredibile progressione del Bitcoin nell’anno appena trascorso e una maggiore consapevolezza circa le potenzialità delle criptovalute. 

Cionondimeno, si può ragionare sulle possibilità che, almeno in Italia, il dato dei possessori migliori, che il mercato cresca in maniera lineare. A dire il vero, vi sono alcuni ostacoli che potrebbero frapporsi tra il contesto italiano e una diffusione capillare delle criptovalute.

  • Mining costoso. La storia recente ha insegnato che, per una specie di proprietà transitiva, i paesi in cui le attività di mining sono “comode” diventano presto i paesi con i numeri più alti, in quanto a platea di possessori di criptovalute. Ebbene, secondo altre ricerche, l’Italia è uno dei paesi più costosi per fare mining, principalmente a causa dei prezzi dell’energia.
  • Fiscalità severa. La pressione fiscale in Italia è abbastanza alta. Tale tendenza coinvolge ovviamente anche i guadagni da investimenti speculativi. Per giunta, le regole sono complicate, soprattutto in relazione ai nuovi business, come l’investimento nelle criptovalute. Questo potrebbe scoraggiare gli aspiranti possessori di criptovalute.
  • Tendenze culturali. Si segnala, in generale, una certa avversione per gli strumenti speculativi più recenti, nonché una tendenza ad affidarsi ai soliti prodotti di investimenti, che magari forniscono (spesso illusoriamente) qualche sicurezza in più a pesante discapito degli investimenti. Il clima circa le criptovalute si è rasserenato in Italia, ma non del tutto.

Cultura finanziaria. Secondo alcuni studi, gli italiani sono tra gli occidentali con la cultura finanziaria meno ricca. Questo potrebbe causare una certa chiusura mentale diffusa, e quindi precludere a molti l’accesso al mondo delle criptovalute.