Investimenti nella blockchain in calo: cosa sta succedendo?

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Investimenti sulla blockchain in calo

Gli investimenti nella blockchain sono in calo, almeno in Italia. Tuttavia, il fenomeno potrebbe non avere necessariamente dei risvolti negativi.

Il dato emerge dall’Osservatorio Blockchain e Web 3 della School of Management del Politecnico di Milano, che ha presentato i risultati dei suoi recenti studi in un convegno tenutosi il 19 gennaio 2024 al campus Durando della città meneghina.

I numeri sono comunque interessanti, poiché fotografano l’interesse delle aziende italiane per quella che è definita da molti come una nuova frontiera tecnologica. Ne parliamo qui.

Investimenti e blockchain: i dati del politecnico

L’osservatorio ha analizzato il comportamento delle imprese italiane nel 2023, e in particolare gli investimenti nella blockchain e nel web3.

Per chi non lo sapesse, la blockchain è la tecnologia che sta alla base di molte criptovalute, ma può essere utilizzata in molti ambiti. Di base, si tratta di un metodo per immagazzinare dati in modo sicuro, al riparo da qualsiasi violazione. Ogni partecipante al database funge da nodo, ogni modifica del database, che in questo caso funge da “libro mastro”, genera modifiche in tutti i nodi. Violare una singolare informazione, dunque, significherebbe violare tutti i nodi. Un’attività difficile anche per gli hacker più consumati. Da qui, le garanzie di sicurezza ed efficienza.

Il web3, invece, è l’insieme di tecnologie, strumenti, attività e modelli di business che pone gli utenti al centro. Se durante la prima fase di vita del web l’utente era solo un “visualizzatore di informazioni”, e poteva semplicemente leggere e fruire contenuti altri; durante la seconda fase si è trasformato in “generatore di contenuti”, grazie soprattutto alle piattaforme social. In questa terza fase, a dire il vero in via di formazione, l’utente non si limita a visualizzazione e creare, ma diventa parte integrante dei modelli di business, monetizza, detiene ricchezza e in ultima analisi gli asset produttivi.

Tornando alla ricerca dell’Osservatorio, essa ha rilevato un volume di investimenti in blockchain da parte delle imprese italiane pari a 38 milioni di euro. Un numero consistente, soprattutto se si considera la fase embrionale in cui la tecnologia versa, specie in relazione alle applicazioni pratiche. Un numero però che segna un calo rispetto all’anno precedente pari al 10%. 

L’Osservatorio ha anche fornito i dati degli investimenti dei singoli settori. Si scopre dunque che il settore più attivo è stato il finanziario-assicurativo, i cui investimenti coprono il 39% del totale. Ciò non deve stupire, visto che la prima applicazione della blockchain ha riguardato proprio la finanza speculativa.

A seguire, e forse un po’ a sorpresa, la Pubblica Amministrazione. Proviene dal settore pubblico ben il 14% degli investimenti totali sulla blockchain. Il dato stupisce in quanto nell’immaginario collettivo la Pubblica Amministrazione arranca a seguire le nuove tecnologie, ed è viziata da un ritmo di aggiornamento troppo compassato.

Il gradino più basso del podio è occupato dal settore alimentare e ristorativo, che certo può trovare nella blockchain uno strumento pergarantire la tracciabilità ed evitare le contraffazioni. In quarta posizione, infine, troviamo il settore moda.

Le motivazioni del calo degli investimenti

Il calo del 10% non dev’essere visto necessariamente in chiave negativa. Potrebbe infatti segnalare due fenomeno distinti.

In primis, un entusiasmo eccessivo nel 2022, che in effetti ha visto la blockchain dominare il dibattito sulle nuove tecnologie. Questo entusiasmo potrebbe aver portato le imprese a gettarsi a capofitto nei progetti blockchain, senza valutare adeguatamente il fabbisogno di competenze e di professionalità.

In secondo luogo, una sorta di scrematura tra chi, appunto, ha aderito a progetti più sull’onda dell’entusiasmo che sulla base di un’idea ben precisa. Visto così, il dato del -10% potrebbe nascondere una percentuale di successo più elevata, comunque da valutare negli anni a venire.

Conforta il dato specifico, settore per settore, che riflette esattamente le applicazioni – ad oggi – più utili della blockchain.